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Thysania agrippina, una falena gigante e misteriosa

Su questo pianeta esistono centinaia di migliaia di specie di falene d'ogni forma e colore. È un mondo davvero variegato ed affascinante quello delle falene, o Eteroceri che dir si voglia, relegato solitamente ad una attività prevalentemente notturna. Il fatto che le farfalle costituiscano circa il 5% di tutti i Lepidotteri attualmente conosciuti è indubbiamente degno di nota; a conti fatti il processo di speciazione delle falene si è manifestato con una potenza incredibile, sfruttando un numero incalcolabile di nicchie ecologiche.

Il processo evolutivo ha fatto si che dal lepidottero ancestrale si fosse generata quella che, tra tutti i Lepidotteri, è la specie con la massima apertura alare conosciuta: la Thysania agrippina.

T. agrippina fotografata in Messico nella sua tipica posa di riposo. (Foto: Uncabral - Wikimedia)

Gli anglosassoni la chiamano spesso white witch, cioè strega bianca, con riferimento poetico alla sua colorazione e periodo di attività. Alcuni esemplari possono superare abbondantemente i 250 mm, arrivando anche a toccare il record di 300 mm. Dal punto di vista sistematico si colloca all'interno della famiglia degli Erebidi (Erebidae), di cui fanno parte anche le nostre catocale (gen. Catocala), falene piuttosto grandi per la fauna europea ed italiana. T. agrippina è compresa nella tribù dei Termesini (Thermesiini), assieme alle congeneri T. pomponia e T. zenobia.

Esemplare preparato. (Foto: Anaxibia - Wikimedia).

La pagina superiore delle ali presenta una elegante trama di disegni neri e bruni su un fondo che può variare dal bianco-sporco al giallo-grigiastro. I disegni scuri, seppur di modesta variabilità specifica, sono abbastanza ricorrenti da un punto di vista individuale. Tale schema di disegni permette alla T. agrippina di mimetizzarsi efficacemente sui tronchi sulla quale è solita posarsi. Le linee scure irregolari in forte contrasto con un fondo chiaro ne confondono la sagoma agli occhi di un potenziale predatore.

Mimetismo criptico in azione nella foresta di Tambopat, Colombia. (Foto: yakovlev.alexey - Wikimedia).

La pagina inferiore delle ali è completamente diversa da quella superiore. Su un fondo prevalentemente marrone si apprezzano estese iridescenze blu, localizzate verso l'area postdiscale, con l'aggiunta di una serie di macchie bianche presenti in maggior numero sulle ali posteriori.

Rovescio dello stesso esemplare preparato. (Foto: Anaxibia - Wikimedia).

La specie ha un areale abbastanza vasto che si estende all'America Centrale fino al Perù. La si può osservare in Messico ed occasionalmente in Texas. È segnalata in Costa Rica a Santa Elena, Baia Drake e Volcán, nella foresta di Otonga in Ecuador, nella riserva di Tambopata in Perù, nella riserva naturale di Nouragues (Guyana Francese) e presso il Rio Negro in Amazzonia. Laddove raggiunge il limite meridionale del suo areale, nello stato del Rio Grande, è considerata come specie a rischio.

T. agrippina a confronto con altri Lepidotteri neotropicali.

Nelle fiere entomologiche non è difficile trovare esemplari di questa specie in vendita, spesso con prezzi decisamente contrastanti: dai 15 agli 80 euro tanto per intenderci. Tra l'altro, molti di questi sono sprovvisti di dati di raccolta che, con buona ragione, sarebbero utili per arricchire la conoscenza sulla distribuzione di questa falena.

T. agrippina è stata descritta dall'entomologo Pieter Cramer nel 1776, e nonostante siano passati oltre due secoli, non si sa praticamente nulla del suo ciclo vitale! Non si conosce l'aspetto del bruco, tanto meno la pianta (o le piante) di cui si nutre. In base alla sua specie sorella, la T. zenobia, pare che il bruco si sviluppi a spese di piante della famiglia delle Leguminose. Nel 1705 l'illustratrice e naturalista Maria Sibylla Merian, a seguito di una spedizione in Suriname, pubblica un libro intitolato Metamorphosis Insectorum Surinamensium dove è presente una tavola realmente significativa su questa enigmatica falena.

La tavola di M. S. Merian del 1705.

Nonostante l'indubbia resa della composizione e del dettaglio dei disegni, l'accostamento degli stadi di sviluppo di bruco, bozzolo e sacco di uova risulta essere errato; questo fatto è stato per così dire "debunkato" da tal David Cappaert, curatore del progetto White Witch Watch dedicato allo studio di T. agrippina. Va sottolineato che, nel Diciassettesimo secolo, la conoscenza sul processo di metamorfosi non era pienamente compreso.

A tal proposito David ha aperto un sito internet con lo scopo di poter finalmente svelare il ciclo vitale di questa specie, aggiornando la tavola di Merian in chiave moderna. Per chiunque sia in grado di allevare e documentare il ciclo di questa specie è prevista per fino una ricompensa in denaro. Purtroppo la "strega bianca" vive prevalentemente in habitat di foresta, nella quale non risulta sempre facile muoversi. Uno studio mirato richiederebbe mesi di ricerca direttamente sul campo, con i costi che ne conseguono.

Speriamo che un giorno venga risolto questo mistero. Nel frattempo potete apprezzare questa simpatica locandina pubblicata sul sito White Witch Watch:


Su Youtube ci sono due video amatoriali molto interessanti riguardo la T. agrippina. Nel primo video assistiamo ad un bell'esempio di interazione uomo falena dove, nel caso specifico, la povera bestiola, o forse sarebbe meglio dire bestione data l'apertura alare, viene ripetutamente disturbata durante la sua fase di riposo diurno. La reattività degli Erebidi è un carattere tipico in queste falene.


Il secondo video è decisamente più interessante in quanto mostra un individuo in piena attività. Con ogni probabilità esso è attratto da sostanze zuccherine in fermentazione contenute all'interno dei sacchi di spazzatura. Certe sostanze contenute nella birra, nel vino, o nella frutta marcescente, possono attrarre certe specie di falene, che avendo un apparato boccale pienamente sviluppato, sono in grado di nutrirsi senza alcun problema.

Universo dei Lepidotteri - Acraea issoria

L'Acraea issoria è una specie che vive nel Sud-est asiatico. La forma tipica vola in India (Sikkim, Assam) e nel Sud della Cina. Ne sono conosciute più di cinque sottospecie, tra cui: vestoides (Moore, 1901), endemica dell'isola di Giava; sordice (Fruhstorfer, 1914), che vola in Birmania, Thailandia e in Cina nella provincia dello Yunnan; formosana (Fruhstorfer, 1912) dell'isola di Taiwan; atticola (Fruhstorfer, 1906?), dell'isola di Sumatra; vestalina (Fruhstorfer, 1906), del Vietnam meridionale.

 Acraea issoria formosana

Famiglia: Nymphalidae
Sottofamiglia: Heliconiinae
Tribù: Acraeini

La A. issoria, il cui nome comune anglosassone è Yellow Coaster, è una farfalla dall'ampio areale, che vola anche in montagna fino a 1500 m di quota. È una farfalla di dimensioni medio-piccole, 5-7 cm, caratterizzata dalle ali superiori allungate. Il colore delle ali ha una predominanza giallo arancione, con linee e disegni neri e marroni lungo le nervature e sui margini delle ali. È nota per il suo volo lento; spesso a livello del suolo. La specie vanta una certa territorialità, in quanto è facile osservarla mentre pattuglia il suo territorio controllando ed inseguendo ogni intruso.

Acraea sp., proveniente dallo Zaire.

Le farfalle del genere Acraea sono tra le poche specie appartenenti alla tribù degli Acraeini. All'interno di questa tribù troviamo anche i generi Abananote, Altinote, e Actinote, distribuiti nella regione neotropicale. I restanti generi Bematistes, Miyana, e Pardopsis hanno una distribuzione paleotropicale, come le Acraea.

Actinote laverna, originaria dell'Ecuador.

L'uovo dell'Acraea è giallo chiaro, rotondo e con un diametro di circa 1 mm. I bruchi, prima di impuparsi, raggiungono i 4 cm di lunghezza. Il loro colore è caratteristico, con bande bianche e marroni color cioccolato, con delle macchie arancioni da cui partono lunghi aculei spinosi; tali aculei sono distribuiti lungo il corpo in 6 file. La crisalide è lunga è lunga fino a 2,2 cm, è bianca e riccamente decorata da disegni arancioni e marroni. Lo stadio pupale dura da 15 a 20 giorni in base alla temperatura. La farfalla adulta può vivere da 1 a 2 mesi; lo stadio di adulto si può osservare tutto l'anno tranne che in inverno, con più generazioni.

Actinote amida, proveniente dalla Colombia.

I bruchi di A. issoria si nutrono di diverse piante appartenenti alla famiglia delle Urticaceae. La sottospecie formosana si nutre delle foglie delle seguenti ortiche: Boehmeria densiflora, B. frutescensDebregeasia orientalisPouzolzia elegans. La specie tipica, invece, si nutre della B. salicifolia, di altre piante del genere Boehmeria, ma anche di Buddleja, la famosa "pianta delle farfalle".


Riferimenti:

  • Peruzzo A., Pitton L., Vercellini G., 2007 - La natura in 1000 forme e colori, vere farfalle da collezione - Alberto Peruzzo Editore & Geoworld Srl, Milano, 180 pp.
  • Immagini © Alberto Peruzzo Editore.

Come distruggere le falene

Per ogni creatore di contenuti che si rispetti è importante conoscere quali sono le domande più frequenti che la gente si pone sul web. Questo dato, seppur facoltativo, può incidere in maniera significativa sul numero di visualizzazioni e condivisioni di un determinato contenuto. Detta in soldoni; se sapete rispondere in maniera efficace alla domanda giusta, state pur certi che le visualizzazioni arriveranno, ed il piazzamento nei risultati dei vari motori di ricerca (Google in testa) vi premieranno a dovere. Nel corso della mia attività di divulgazione ho avuto modo di sperimentare questo fatto, laddove certi contenuti risultavano, e risultano tutt'ora, nettamente più visualizzati di altri.

Esistono siti web creati appositamente per aiutare i creatori di contenuti, nonché eventuali agenti di marketing, a capire cosa cerca la gente la fuori. Qualche settimana fa sono approdato su AnswerThePublic.com, uno strumento creato appositamente per illustrare in modo semplice e pratico le domande relative ad un determinato argomento cercato su internet. Non starò qui a farvi uno spiegone riguardo a tale sito e al suo funzionamento; quindi per approfondire vi suggerisco questo ottimo post pubblicato da Riccardo Esposito sul sito Seo Chef.

Cercando la parola 'falene' sono usciti fuori parecchi risultati tra cui, nella categoria del 'come' è uscita la seguente domanda: come distruggere le falene. La cosa ha suscitato in me una certa ilarità, più che altro per via della parola relativa alla distruzione, associata ad una creatura relativamente delicata e innocua, nel suo stadio di adulto. Alcuni si chiedono giustamente come si possano eliminare le falene in casa, ad esempio le tarme della farina e dei vestiti, oppure come eliminare le falene che attaccano gli ortaggi, chiaramente durante lo stadio larvale. Quindi si parla di eliminazione, di uccisione, piuttosto che di distruzione.

Seguendo il seguente principio secondo cui a domanda mal posta ricorre risposta alternativa, risponderò con una vignetta che rappresenta al meglio cosa mi sono immaginato la prima volta che ho letto tal domanda...

Un tizio lancia una molotov ad una Saturnia pyri gigante.

Cydalima perspectalis a Vernazzola, secondo avvistamento

Ieri pomeriggio un altro esemplare del piralide del bosso, Cydalima perspectalis, ha fatto la sua comparsa nei dintorni di Vernazzola. Essendo questo il secondo avvistamento dell'anno, ne ho preso nota, segnando il dato e raccogliendo l'esemplare.

Cydalima perspectalis

Universo dei Lepidotteri - Melanitis leda

La Melanitis leda è distribuita su un'enorme area geografica dall'Africa all'Asia meridionale fino all'Australia. La sottospecie africana è infatti presente in Sud Africa, Rhodesia, Mozambico e Madagascar. Ne sono conosciute altre 15 sottospecie, alcune delle quali endemiche di isole dell'oceano indiano e pacifico, tra cui desperata, dell'isola di Timor; bouruana, endemica di Buru; offaka, Waigeu; angulata, Biak; destitans, Nuova Guinea; salomonis, Isole Salomone; levuna, Fiji.

Melanitis leda

Il nome comune inglese di questa farfalla è common evening brown. Il termine "brown" (marrone) si riferisce alla sottofamiglia delle Satirine (un tempo noti come famiglia dei Satiridi), che in italiano non ha un vero e proprio nome comune. Gli anglosassoni hanno una tendenza a riferirsi ad un intero gruppo in base a caratteristiche cromatiche, per esempio chiamano alcuni Licenidi (quelli i cui maschi hanno il lato superiore delle ali azzurro o blu) "blues". Il nome "evening" è dovuto alle abitudini crepuscolari delle Melanitis, che volano nelle tarde ore pomeridiane, quando sono meno visibili ai predatori. È una farfalla molto comune, da qui il termine "common", che si riferisce alla sua abbondante presenza lungo tutto l'areale di distribuzione.

Lato inferiore della forma chiara e della forma scura, entrambe provenienti dalla Cina.

Il bruco si ciba di graminacee e cereali di vario genere, incluso il riso: Oryza sativa, Andropogon, Cynodon, Imperata, ma anche BambusaOplismenus compositus, Panicum e Eleusine indica. In alcune località la M. leda, nella sua fase larvale, viene considerata come una calamità per le coltivazioni di riso. Gli adulti, invece, si nutrono di nettare e, in secondo luogo, di succhi dei frutti caduti sul terreno. Le uova sono sferiche e giallo pallido, con un diametro di circa 1 mm. Vengono deposte in piccoli gruppi fino a 5 uova. Il bruco ha una forma cilindrica, di colore verde con macchiette bianche e porta sul capo un paio di cornetti pelosi rossi. La crisalide è verde mimetica ed è lunga circa 2 cm.

Oryza sativa, la pianta del riso che può essere attaccata dai bruchi di Melanitis.

Gli adulti presentano due forme stagionali: la forma della stagione secca è marrone scuro, con macchie arancioni vicino a due punti bianchi nell'area postdiscale. La forma della stagione umida, che è molto più chiara, presenta una colorazione di fondo marrone sbiadito. La pagina inferiore delle ali è fortemente mimetica e richiama il colore e la forma delle foglie secche. La Melanitis rimane immobile tutto il giorno tra le foglie del sottobosco proprio per non essere notata. Inizia la sua attività soltanto nel tardo pomeriggio. Sulle ali posteriori può portare degli ocelli che servono a confondere i predatori. In certe località, come la Malesia, dove non c'è un forte contrasto stagionale, le due forme volano contemporaneamente. La colorazione e la forma degli ocelli sono comunque soggette a una grande variabilità da individuo ad individuo.


Riferimenti:
  • Peruzzo A., Pitton L., Vercellini G., 2007 - La natura in 1000 forme e colori, vere farfalle da collezione - Alberto Peruzzo Editore & Geoworld Srl, Milano, 180 pp.

Cydalima perspectalis a Vernazzola, Genova

Trovare una falena mai vista prima nella propria zona suscita sempre una certa emozione. Oggi è il caso del pidalide del bosso (Cydalima perspectalis), una falena originaria del paleartico occidentale, specialmente Cina, Corea e Giappone, introdotta accidentalmente in Europa nel 2006. Nota per essere una specie molto invasiva e tenace, ha avuto gioco facile nell'ampliamento del suo areale di distribuzione grazie ad una pianta molto peculiare: il bosso (genere Buxus). Le larve sono infatti accanite divoratrici delle foglie dei bossi da siepe.

Cydalima perspectalis

L'esemplare appartiene alla forma tipica, ovvero bianca con marcate orlature brune. Ne esiste una forma estrema completamente bruna. C. perspectalis appartiene alla famiglia dei Crambidi.

Cydalima perspectalis

Dato: Liguria, Genova, Via B. Chighizola (GE) - 44.391708, 8.979547 - 19.6.2017

Tortricide in Via Chighizola, Genova

Spesso le piccole falene vantano tonalità assimilabili quelle delle ben più appariscenti farfalle. La famiglia dei Tortricidi ne è un esempio, con specie adornate da vere e proprie trame di disegni complessi, degni del miglior pittore di quadri astratti.

Oggi, casualmente, ho trovato proprio un tortricide mentre ripulivo lo sgabuzzino. Il colore delle ali ha un che di cremoso, con macchie marroni su fondo color sabbia-dorata. La specie dovrebbe essere Paramesia gnomana.

Tortricidae sp.

Universo dei Lepidotteri - Philaethria dido

La P. dido vive in centro America nelle foreste messicane, honduregne e costaricane, ma anche in quelle tropicali sudamericane del bacino amazzonico della Colombia, del Perù e del Brasile. Si tratta di una eliconina di medie dimensioni, con un'apertura alare di 10-12 cm. Si riconosce facilmente fra tutte le altre specie per i toni delle ali; infatti sia il lato superiore sia quello inferiore sono caratterizzati da disegni di colore marrone e nero su un fondo verde delicato.

Philaethria dido

Famiglia: Nymphalidae
Sottofamiglia: Heliconiinae
Tribù: Heliconiini

La dido preferisce gli habitat delle foreste pluviali dal livello del mare fino a 1200 m di altitudine; è molto difficile vederla, perché vola sulle canopie delle foreste, cioè sulle cime degli alberi più alti. Le femmine si possono osservare un po più frequentemente, perché, nelle ore calde della giornata, scendono sulle fronde più basse per deporre le uova. Il loro volo è agile e molto veloce: talvolta si possono osservare mentre zig-zagano tra le foglie. Di solito la dido non si ferma mai a nutrirsi sui fiori ma, in qualche occasione, è stata vista posarsi sugli escrementi di mammiferi, comportamento tipico di altri Ninfalidi, ma non delle Eliconine.

Philaethria dido, lato inferiore.

Le femmine depongono un singolo uovo sulla pagina inferiore delle foglie di alcune passiflore che si trovano al livello del suolo. Le piante nutrici sono infatti Passiflora vitifolia, P. edulis e P. ambigua, come per molte altre Eliconine, ma solo i suoi bruchi si cibano delle foglie vecchie. Colorati di un pallido verde con alcune macchiette rosse e nere sul dorso e sui lati, i bruchi hanno inoltre molte spine rosse ed arancioni su tutto il corpo. Le crisalidi sono verdi e marroni e, nel loro aspetto generale, imitano lo sterco di uccello oppure un pezzetto di corteccia.

Stampa del 1890 di Wymann. Allora la Philaethria dido si chiamava Metamorpha dido (Foto: Alberto Peruzzo Editore).


Il genere Philaethria comprende solamente una decina di specie simili tra loro per la forma delle ali e per la colorazione con tinte più o meno verdi. Le loro parenti più prossime appartengono al genere Heliconius, ben noto per il fenomeno dei mimetismi batesiano e mülleriano. A parte pochissime specie orientali come le Cethosia, gli Eliconini sono farfalle tipicamente neotropicali e alcune sono così comuni che sono sempre le prime ad essere viste dai turisti in viaggio in Sud America. In totale se ne conoscono circa 70 specie, alcune delle quali si differenziano dalle forme classiche con ali allungate e strette, per le ali arrotondate, il colore arancione e i disegni neri, come le Arginnine europee.

Dryadula phaetusa con le ali chiuse.

Queste specie con le ali arrotondate appartengono ai generi Dryadula, Dryas, Agraulis e Dione. Tra le farfalle del primo genere ricordiamo la più famosa, Dryadula phaetusa, comune nelle foreste dal Brasile al Messico centrale; è di medie dimensioni, con la livrea a strisce marroni e nere su un fondo arancione. Vola negli spazi aperti ed una delle sue caratteristiche è il "roosting" notturno: un comportamento particolare che porta diversi individui a passare la notte assieme in un unico punto; le Dryadula formano gruppi di pochi individui posati assieme tra l'erba. Ai tropici gli adulti volano tutto l'anno, mentre più a Nord, in Texas per esempio, volano solo da luglio a novembre. Si nutrono del nettare dei fiori, mentre i bruchi si alimentano su piante del genere Passiflora.

Dryadula phaetusa, proveniente dalla Colombia.

Le farfalle appartenenti al genere Dryas hanno le ali un po più allungate e strette; la loro colorazione differisce notevolmente dalle Eliconine classiche come le Heliconius, in quanto sono completamente arancioni. Gli adulti passano tutto il giorno a nutrirsi di nettare, volando da un fiore all'altro e preferendo i fiori di Lantana.

Dryas julia, Brasile.

I generi Agraulis e Dione sono invece caratterizzati da una colorazione particolare della pagina inferiore delle ali, soprattutto di quelle posteriori, che presentano una serie di macchiette multiformi argentate su un fondo di colore arancione. Nel primo genere si trovano due sole specie, se teniamo conto di alcuni esemplari peruviani citati da Lamas nel 2004: in primis troviamo l'Agraulis vanillae, la cui sottospecie galapagensis è una delle poche farfalle che volano sulle Isole Galapagos. La seconda specie, di cui non si conosce il nome, è nota solamente per il Perù. Di aspetto è molto simile alla congenere A. vanillae, da cui si distingue per la forma delle ali meno allungate.

Dione moneta, proveniente dal Brasile.

Una delle spiegazioni che si forniscono per giustificare la presenza delle splendide macchie argentate, è che siano una particolare forma di mimetizzazione, che permetterebbe alle esili farfalle di camuffarsi con l'ambiente circostante quando sono posate vicino all'acqua. Se viste ad ali chiuse, infatti, esse si confondono molto bene con il terreno umido, e le macchie argentate ricordano gocce d'acqua che riflettono il sole.

Il lato inferiore di Dione moneta mostra le tipiche macchie argentee.

Ricordiamo infine le Eliconine per eccellenza, cioè quelle specie appartenenti ai generi Eueides e Heliconius. Le specie appartenenti al primo genere si riconoscono facilmente da quelle del secondo perché sono più minute, con il corpo relativamente corto. La colorazione, però, è molto simile a quella delle Heliconius e anch'esse rientrano nei giochi di mimetismo batesiano e mülleriano.

Eueides isabella, Brasile.

Le Heliconius sono farfalle che possono vivere fino a 9 mesi, e molte specie sono in grado di riprodursi con una serie continua di generazioni e sfarfallamenti. Tendenzialmente stazionarie, si spostano solo di pochi metri nel corso della loro vita; nelle regioni andine possono raggiungere i 3000 metri di quota. Sono inoltre le uniche farfalle in grado di nutrirsi del polline dei fiori e non soltanto di nettare. Le femmine impiegano molto tempo nella ricerca della pianta giusta su cui deporre le uova, anche perché i bruchi, essendo cannibali, non devono incontrarsi tra di loro.

Heliconius cydno, Colombia.



Riferimenti:
  • Panzetti. P., Peruzzo A., Pitton. L., Rosa P., Vercellini G. 2003-2004. Le farfalle più belle del mondo - Alberto Peruzzo Editore SRL, Milano.
  • Butterflies of America. http://www.butterfliesofamerica.com

Guida alle libellule e farfalle del Parco di Portofino - Recensione

Questa è la prima volta che scrivo una recensione di un libro che parla di Lepidotteri. La mia scelta non è casuale, dato che questo libro in particolare, scritto a più mani da autori pienamente competenti sulla materia, pecca di "pubblicità", cosa del tutto immeritata per un lavoro di questo tipo. Nel mio piccolo, con questa recensione, desidero parlarvene di modo che voi possiate farvi un'idea di cosa si tratta.

Come ho accennato all'inizio, tale libro porta la firma di ben quattro autori: Marco Bonifacino, Dario Ottonello, Enrico Gallo e Marizio Lupi. Pubblicato dall'Ente Parco di Portofino e terzo volume di una serie faunistica improntata alla conoscenza delle bellezze naturalistiche del Parco, è il risultato di anni di ricerche e monitoraggi effettuati direttamente sul campo, unito ad una accurata ricerca bibliografica.

Copertina.

Degna di nota, sia nella parte introduttiva che in quella dedicata alle specie del Parco è la cura dei testi, di importante valenza scientifica e divulgativa. Nella presentazione il Dott. Francesco Olivari, presidente del Parco, spiega in poche righe ciò che il libro rappresenta, specialmente da un punto di vista divulgativo; quali migliori ambasciatori potevano esser scelti se non le magiche libellule e le eleganti farfalle?

In due sole pagine è riassunta efficacemente la storia del Parco, con interessanti cenni alla morfologia del territorio e alla sua storia geologica. Come già si evince dal titolo la guida copre due ordini di Insetti, quello degli Odonati, le libellule, e quello dei Lepidotteri, le farfalle e le falene. Anche se può sembrare poco pratico accorpare due gruppi così distinti fra loro in un unico volume, in realtà, questa scelta deriva dal fatto che proprio libellule e farfalle sono, di norma, gli insetti più apprezzati dal grande pubblico di appassionati. Metterli assieme credo che non scontenti nessuno. Da una parte gli entusiasti della natura possono avere un'ampia visione d'insieme su questi insetti, sia nei loro aspetti morfologici che biologici. D'altra parte, chi ha un interesse specifico per i Lepidotteri, come il sottoscritto, può anche ricavare molte informazioni sul mondo degli Odonati, certamente non meno affascinante rispetto ad altri gruppi.

Passiamo ora al capitolo relativo alle specie del Parco a cui sono dedicate due pagine ciascuna. Ne viene indicato il nome scientifico e il collocamento sistematico, accanto ad un riquadro dove sono citati nomi comuni di ben quattro lingue, qualora siano noti. Dei marcatori rossi posizionati nella mappa schematica del promontorio di Portofino, suddivisa in quadranti UTM, ci mostra le aree in cui sono stati trovati ed identificati con certezza degli esemplari. Immediatamente sotto, una sorta di disco mensile ci fornisce un'idea del periodo di volo degli adulti. Appare scontato dire che questi dati sono puramente indicativi, soprattutto per quanto riguarda le mappe di distribuzione. Ad esempio: una specie come la Coenonympha pamphilus, generalmente molto comune in Liguria e quantomeno comune nell'area del Parco, è stata rinvenuta solo in un quadrante. Ciò non va sicuramente interpretato come un errore o una mancanza da parte degli autori che, con onestà intellettuale, hanno marcato solamente i quadranti in cui esemplari di C. pamphilus, o comunque di tutte le altre specie, sono stati effettivamente trovati ed identificati con certezza.

Per esperienza posso assicurarvi che trovare certe specie non è così facile come sembra. Spesso i ritrovamenti non sono favoriti solamente da fattori biologici ed ambientali giusti (periodo di volo e habitat), ma anche dal caso oppure, per dirlo in altri termini, da una buona dose di fortuna. Ciò può invogliare il lettore entusiasta e curioso ad esplorare i magnifici ambienti del Parco, attraverso i vari sentieri alla ricerca delle specie citate nel libro, così da poter colmare i vuoti sulle mappe di distribuzione.

Disegni di Marco Bonifacino.

I testi delle descrizioni sono impeccabili e contengono tutte le informazioni necessarie ai fini di una guida da campo, utile per i non esperti così come per chi conosce già l'argomento. Per le dimensioni sono stati scelti due criteri per ciascun ordine, rispettivamente la lunghezza totale del corpo per le libellule, e la lunghezza dell'ala anteriore nelle farfalle; quest'ultima, ottenuta misurando la distanza tra la base e l'apice dell'ala anteriore, moltiplicata per due, ci dà il valore dell'apertura alare massima, escluso il torace. Ho veramente apprezzato questa scelta, dato che spesso non c'è chiarezza sui dati che indicano le aperture alari delle specie di Lepidotteri, sopratutto nei libri di carattere divulgativo.

Il repertorio fotografico unito ai fantastici disegni di Marco Bonifacino arricchiscono il tutto. Gli stadi immaturi delle libellule, così come molti stadi larvali e pupali delle farfalle, sono stati disegnati e colorati da Marco con un'abilità sorprendente, riproducendone al meglio le caratteristiche morfologiche e la colorazione. Tutte le specie citate in questa guida sono mostrate nel loro ambiente naturale, eccetto alcune farfalle. Di queste ultime, penso per esempio alle Colias, alle Gonepteryx o al Callophrys rubi, sono mostrati anche esemplari preparati. Ciò è dovuto al fatto che queste ed altre specie, a riposo, non tengono mai le ali distese, celando di conseguenza il lato superiore che a volte è totalmente diverso da quello inferiore; vedi il caso del C. rubi.

Scheda di Anthocharis cardamines.

Ho trovato molto opportuna la scelta da parte degli autori di includere un capitolo sulle altre specie, almeno per quanto riguarda la parte relativa ai Lepidotteri. Qui vengono elencate e descritte farfalle la cui presenza all'interno dell'area del Parco è molto plausibile, oppure altamente improbabile, seppur nel primo caso nessun individuo di talune specie sia mai stato trovato durante le ricerche. Tra le prime 11 specie di Ropaloceri spiccano Aporia crataegi, Inachis io e Hipparchia semele, farfalle piuttosto comuni in Liguria, la cui assenza all'interno dell'area di interesse sembrerebbe quanto meno dubbia. Gli Eteroceri chiudono la parte relativa alle specie presenti nel Parco, con ben 16 elementi facenti parte di famiglie come Zigenidi, Sfingidi, Geometridi e Saturnidi.

Purtroppo non posso esimermi dall'esprimere una dura critica per quanto riguarda la questione relativa ai nomi comuni italiani dei Ropaloceri citati in questo volume. A scanso di equivoci, faccio una doverosa premessa: tale questione non pregiudica in alcun modo la validità dei contenuti. Se volete saperne di più in merito ai nomi comuni/volgari, sappiate che ne ho già parlato in questo post.

Nel capitolo relativo all'utilizzo di questa guida apprendiamo che i nomi italiani sono citati solamente nel caso in cui questi siano maggiormente utilizzati. Ciò non spiega perché nella scheda di Zerynthia cassandra troviamo il nome "Zerinzia" coniato ad hoc, a quanto mi risulta, solamente per questo libro. Già nel 2014 il Mazzei nella Guida alle farfalle d'Europa e Nord Africa, conia il nome Cassandra per tale specie. Ritengo che sarebbe stato più corretto attingere dal lavoro di Mazzei piuttosto che utilizzare un nome che, oltre a riferirsi al genere, non è mai stato usato per Z. cassandra.
Ben diversa storia riguarda i nomi Macaone (Papilio machaon) e Podalirio (Iphiclides podalirius), ampiamente usati da oltre cent'anni. Tutti gli Odonati hanno un loro nome italiano corrispondente, in accordo con la Società Italiana per lo Studio e la Conservazione delle Libellule.

Bisogna tener conto che non è mai stato fatto un serio lavoro di ricerca sulla nomenclatura comune dei Ropaloceri italiani quindi, almeno ufficialmente, non esiste alcuna pubblicazione di riferimento in tal senso. Qui di seguito cito tutte quelle specie a cui non è stato dato un nome italiano all'interno di questa guida, proponendo delle soluzioni accettabili, grazie soprattutto a tutte le fonti bibliografiche che sono riuscito a reperire fino ad ora (data di pubblicazione di questo post); tra parentesi è indicato il primo anno in cui ho trovato riscontro del nome comune.

Pyrgus armoricanus: Armoricano (1999); Pyrgus malvoidesPirgo della malva (2008); Pyrgus onopordiPirgo dell'onopordo (2009); Spialia sertoriusSertorio (2008); Carcharodus alceaeFalso pirgo dell'alcea (2009); Carcharodus flocciferusFloccifero (2008); Erynnis tagesTagete (1998); Thymelicus acteonAtteone (2009); Ochlodes sylvanusSilvano (1983); Pieris manniiPieride di Mann (2008); Pieris napiNavoncella (1895); Pontia edusaEdusa (2008); Euchloe crameriEucloe di Cramer (2009); Colias alfacariensisColiade di Alfacar (2009); Colias croceaCroceo (1983); Leptidea sinapisPieride della senape (1983); Lycaena phlaeasArgo bronzeo (1998); Lycaena tityrusTitiro (1999); Quercusia quercus: Tecla della quercia (1983); Satyrium ilicis: Tecla del leccio (1912); Callophrys rubi: Tecla del rovo (1983); Leptotes pirithousPiccolo argo porta-coda (1983); Cacyreus marshalli: Licenide di Marshall (2009); Lampides boeticus: Argo porta-coda (1983); Cupido alcetas: Alceta (2008); Celastrina argiolus: Celastrina (1991); Pseudophilotes baton: Batone (2008); Glaucopsyche alexis: Acquamarina (2008); Plebejus argus: Argo (1947); Aricia agestisAricia dei campi (2009); Polyommatus bellargus: Bellargo (1983); Polyommatus escheri: Argo di Escher, preferibile ad Escheri (2008); Polyommatus hispanus: Argo di Spagna, preferibile a Milleocchi di Spagna (2008); Brintesia circe: Circe (1983); Hipparchia fagi: Satiro del faggio (1983); Hipparchia statilinus: Statilino (1999); Maniola jurtina: Iurtina (1983); Pyronia tithonus: Titone (2004); Pararge aegeria: Egeria (1996); Coenonympha arcania: Arcania (1999); Coenonympha pamphilus: Panfila (1983); Lasiommata maera: Mera (2008); Argynnis adippe: Adippe (1974); Issoria lathonia: Latonia (1967); Limenitis reducta: Silvano azzurro (1979); Melitaea didyma: Didima (1983); Polygonia egea: Vanessa egea (1974).

Errata corrige:
  • pag. 48, 6ª riga: errore di impaginazione.
  • pag. 147, scheda Pieris brassicae, didascalie: invertire descrizioni foto 1 e 2 (quindi 1. Femmina e 2. Maschio)
  • pag. 259, scheda Pieris ergane, descrizione, 6ª riga: ... P. ergane è da ritenere ... → ... P. ergane è da ritenersi ...
  • pag. 262, scheda Eilema deplana: ... collezione M. Lupia → ... collezione M. Lupi

Quarta di copertina.

Tolta la questione dei nomi comuni, che reputo quanto mai fondamentale da un punto di vista divulgativo, posso assicurarvi che questo è un volume davvero eccellente e ben curato sotto ogni aspetto. Questa è una pubblicazione che arricchisce in modo notevole la bibliografia sulla fauna ligure, ed in particolar modo quella presente nell'area protetta del Parco di Portofino. Se siete appassionati della Natura, e magari vi piacciono le libellule e le farfalle, questo volume non può assolutamente mancare nella vostra biblioteca. In fine vogliamo parlare del prezzo? Con 10 Euro vi comprate un libro di 272 pagine in formato 15x21 cm, è il risultato di anni di ricerche, con un testo scritto in modo veramente impeccabile, per non parlare del comparto fotografico assolutamente non trascurabile.

Guida alle libellule e farfalle del Parco di Portofino è acquistabile presso la sede del Parco a Santa Margherita o nella libreria Capurro di Recco.


Riferimenti bibliografici per i nomi comuni italiani:
  • Bartolini L. 1999. I Lepidotteri Ropaloceri del Padule di Fucecchio e delle Xcerbaie. Stamperia “Benedetti”, Pescia (Pistoia).
  • Bartolini L. 2008. Lepidotteri (Ropaloceri, Zigenidi) e loro ambienti in Valdinievole (terra di Leonardo da Vinci e di Pinocchio). Stamperia “Benedetti” s. n. c., Pescia (Pistoia).
  • Bertonazzi M. C. 1998. Le farfalle diurne della pianura. Assessorato Ambiente ed Ecologia, Provincia di Cremona.
  • Chinery M. 1998. Scienze Naturali: Guida degli insetti d'Europa, atlante illustrato a colori. Franco Muzzio Editore.
  • Dapporto L. 2008. Le farfalle dell'Arcipelago Toscano. Parco Nazionale Arcipelago Toscano.
  • Devarenne M. 1983. Farfalle nel loro ambiente naturale. Priuli & Verlucca editori, Ivrea.
  • Griffini A. 1895. Manuali Hoepli, Entomologia II: Lepidotteri italiani. Ulrico Hoepli, Milano.
  • Doneddu M., Piga M. R. 2004. Farfalle di Sardegna, Guida alle farfalle diurne. Editrice Taphros, prov. Olbia-Tempio.
  • Higgins L. G., Riley N. D. 1983. Farfalle d'Italia e d'Europa. Rizzoli Editore, Milano.
  • Mantero G. 1912. Il libro delle farfalle. A. Donath Editore, Genova.
  • Moretto E., Baldassarri W., Leone M. 1991. Il giardino per le farfalle: Manuale di istruzioni per l'allestimento e la cura di aiuole, bordure, prati, siepi e terrazzi. Amici della Terra/Italia.
  • Moucha J. 1974. Le farfalle, Atlante Illustrato. Teti Editore, Milano.
  • Mound L., Brooks (S.) 1996. Insetti, Biblioteca illustrata tascabile. Mondadori, Milano.
  • Ordish G. 1967. Le farfalle. Mondadori, Milano.
  • Ruffo S. 1974. Farfalle, I miracoli della natura. Giunti – Aldo Martello Editore, Firenze.
  • Stanek V. J. 1979. Enciclopedia illustrata delle farfalle. Edizioni Accademia, Milano.
  • Sturani M. 1947. Vita delle farfalle. Francesco De Silva Ed., Torino.
  • Villa R., Pellecchia M., Battista Pesce G. 2009. Farfalle d'Italia. Editrice Compositori, Bologna.

Ancora una cosa! Le immagini che mostrano le pagine interne del libro sono state pubblicate con il consenso degli autori. Qualora l'editore ritenga la mia scelta inopportuna sarò più che disponibile a rimuovere tali immagini.