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Le casette per farfalle funzionano davvero?

Il 30 marzo sono andato a fare un giretto dai vivai Gaggero, più che altro come visitatore piuttosto che acquirente, dato che non c'ero mai stato prima. Su uno scaffale ho trovato un oggetto, o meglio una casetta in legno per me inconfondibile, soprattutto per via dei classici fori stretti e allungati, orientati in senso verticale. Si tratta di un oggetto noto agli anglosassoni come Butterfly Box, letteralmente scatola per farfalle. In Italia tale oggetto è conosciuto come casetta per farfalle, o addirittura nido per farfalle.

Casetta in legno per farfalle della Verdemax.

La casetta per farfalle, propriamente detta, è una variante più specifica del ben più noto hotel per insetti; un tipo di casetta composta da varie sezioni riempite con pezzetti di legno e sezioni di canna di bambù. Quel giorno non ho resistito alla tentazione di acquistare la mia prima casetta per farfalle della Verdemax, assemblata con legno non rifinito e con un tetto verde scuro.

Devo dire che non ho mai sentito l'esigenza di acquistarne una poiché ho sempre dubitato della sua reale efficacia, almeno per la reale utilità nei confronti delle farfalle svernanti. Perché, fino a prova contraria, queste simpatiche casette vengono vendute con l'idea di creare un buon ricovero per quelle specie di farfalle svernanti, soprattutto Ninfalidi, che cercano riparo all'approssimarsi della stagione invernale.

Casetta per farfalle della Wildlife Garden.

Attualmente non ho alcuna notizia che possa provare il fatto che le farfalle usino le casette per svernare. In tal senso uno studio condotto dalla Pennsylvania State University svolto tra il 1995 e il 1997, con il monitoraggio effettuato su 40 casette poste in zone dove vi è una provata abbondanza di individui svernanti, ha dato risultati abbastanza deludenti. Sono stati trovati nidi di vespe e ragnatele di ragno, ma di farfalle neppure l'ombra. Comunque, volendo restare in tema Lepidotteri, sono state rinvenute alcune pupe di Lymantria dispar, una bestiola assai dannosa alle colture da orto (Johnson, V.2018).

Le casetta per farfalle, seppur sia certamente utile per svariati artropodi (e non), va considerata come un oggetto di abbellimento estetico per il giardino, o più semplicemente come un oggetto da collezione.

Baco da seta, larve a vari stadi di sviluppo, 28.IV.2018

Gli anglosassoni chiamano i bruchi "caterpillar", e tale termine si addice perfettamente alle larve del baco da seta, che più crescono e più divorano. Più di 100 macchine divoratrici proseguono nel loro infaticabile masticazione, e la fornitura di foglie è in aumento.

Bruchi a vari stadi di sviluppo.

Baco da seta, larve a vari stadi di sviluppo, 25.IV.2018

Numerose uova si sono schiuse ad intervalli di qualche ora, con il risultato che nello stesso allevamento, sui rami di gelso, banchettano larve di varie dimensioni. Le ultime nate non sfiorano il mezzo centimetro, mentre i più grandi arrivano a 2 cm.

Bruco al terzo stadio di sviluppo.

Entomodena 14 aprile 2018, resoconto ed acquisti

Da diversi anni a questa parte, in ogni primavera, l'edizione di Entomodena è per me un appuntamento immancabile. Oltre ad essere una ottima occasione per fare qualche acquisto interessante, è anche un bella scusa per incontrare amici e colleghi, per scambiare quattro chiacchiere e raccontarsi le ultime novità.

Vari esemplari paleartici in vendita.

Il mio trasportino in legno con ritagli di farfalle decorativi, divenuto un compagno di viaggio quasi inseparabile, si è riempito di ben 22 esemplari appartenenti a vari gruppi tassonomici, con l'aggiunta di alcune farfalle e falene esotiche che mi sono state gentilmente donate da un caro amico. Ho piluccato da vari espositori, approfittando di prezzi molto bassi, da pochi centesimi a 2 Euro al pezzo. Tra l'altro ho colto l'occasione di acquistare qualche libro di carattere divulgativo, in lingua inglese, e un bel libro dedicato al baco da seta.

Un amico mi aveva chiesto di procurargli una serie di Pieris ergane, possibilmente a coppie, di prima e seconda generazione. Dal banchetto del buon Costella ne ho prese 12, di cui 2 mi sono stare regalate. Nel banchetto della collezione di Etonti c'erano i soliti esemplari a pochi centesimi, in maggioranza di qualità discreta o pessima. Tuttavia, la presenza del cartellino di località mi ha spinto a comprarne 6, tra cui 1 Brassolis, 1 farfalla del genere Parides, 1 Heliconius di cui non azzardo dire la specie, 1 Tatochila, 1 maschio di Colias dimera (con porzioni di ali posteriori mancanti) e 1 non meglio identificato saturnide del Perù. I restanti 4 esemplari sono 1 bella Marpesia chiron, 1 Chiteronia messicana, 1 Pachydota dal caratteristico addome nero e giallo-arancio e 1 falena appartenente alla sottofamiglia delle Calpinae, di cui fa parte anche la Thysania agrippina (la falena più grande al mondo).

Contenuto del trasportino al rientro da Entomodena.

Baco da seta, uova e larve al 1° stadio, 12.IV.2018

A febbraio di quest'anno un amico mi ha regalato, per mancanza di spazio, una discreta fornitura di uova di baco da seta (Bombyx mori). Questa specie è assai conosciuta per la pregevole seta prodotta dai bruchi. Per via dell'allevamento intensivo portato avanti da oltre 5000 anni, il Bombyx mori è diventato l'insetto domestico per eccellenza, essendo oramai incapace di sopravvivere senza l'aiuto dell'uomo.

Una larva appena uscita da una delle tante uova deposte su carta da cucina.

Per iniziare l'allevamento mi sono procurato una pianta di gelso nero (Morus nigra). Ho tenuto le uova in una scatoletta di cartoncino, riposta in un luogo riparato e molto fresco, in modo da ritardare la schiusa. All'approssimarsi della primavera ho spostato la scatoletta in casa, così da monitorare la situazione delle uova.

Larva al 1° stadio di sviluppo.

La pianta sta iniziando vegetare con vigore, e le piccole larve stanno iniziando a sgranocchiare le foglie, per il momento (e per fortuna) con poca vivacità. Trovo affascinante pensare che queste piccole bestiole discendano da quei bachi cinesi che diedero inizio al mito del baco da seta.

Piccola larva su foglia di Morus nigra.

Universo dei Lepidotteri - Significato e curiosità dei nomi delle farfalle

Le farfalle sono insetti bellissimi, da sempre ammirati da tutti i popoli della terra. Il nome utilizzato da ogni popolazione per indicare le farfalle ha in genere un profondo significato spirituale o culturale. Per gli antichi Greci ad esempio esisteva una connessione tra l'anima dei morti e le farfalle, così che chiamavano la farfalla psychè, termine che significava anche "spirito", "anima umana". Il collegamento spirituale con le farfalle e il loro ciclo si ritrova anche nel nome prescelto per la crisalide nekydallos, che racchiude in sé la radice nekys, cioè "morte", forse per sottolineare la morte in divenire delle pupe. I Latini usavano invece il termine animula che testimonia, una volta di più, il profondo connubio tra farfalle e spiritualità.

Ancora oggi in Russia è utilizzato il dialettale dushichka, che letteralmente significa "animuccia"; il termine russo altrimenti più comune è babochka, che deriva dal diminutivo di "baba" o "babka" e significa donna o nonna. In spagnolo il termine mariposa probabilmente deriva da "la Santa Maria posa" cioè "la Vergine Maria posata". Vi sono anche dei nomi che nascono da un'altra caratteristica affascinante dei lepidotteri: il volo, così leggero, armonioso, cadenzato dal ben visibile battere e levare delle ali. Il latino papilio ha questa origine, con il raddoppiamento (il battere e il levare...) della radice peb, che sta per "volare" e rimane quasi inalterato nel termine francese papillon.

Litografia tratta dal volume A Handbook to the Order Lepidoptera di W. F. Kirby. Sono figurati il Danaus plexippus (in alto) e la Tirumala limniace.

Il termine italiano farfalla, anche se lontano dal nome latino, è costruito con lo stesso criterio: ripetizione sillabica, che ricorda il doppio movimento alare, e suono dolce, quasi onomatopeico. Nel caso dell'inglese butterfly e del tedesco schmetterling i termini risalgono ad antiche leggende popolari. Il termine inglese deriverebbe dalla tradizione secondo la quale le fate, celate sotto le sembianze di una farfalla, entravano svolazzando nelle case (fly significa "volare") per poi rubare panna e burro (butter) dalle dispense. Nella lingua tedesca, invece, sarebbero proprio le streghe a rubare la crema e il burro. Schmetten, dal dialetto dell'alta Sassonia utilizzato nel XVI e XVII secolo e derivante dalla parola di origine ceca smetana, cioè crema.

In altre culture il termine è abbinato all'arrivo della primavera, come nel caso del norvegese e del danese sommerfugler, uccello di primavera, come nella lingua Yiddish zomerfeygele. La parola danese sommerfugler, usata per definire generalmente tutti i Lepidotteri, deriva da sommer, primavera, e probabilmente dal tedesco vogel, uccello. Altri termini stranieri che indicano le farfalle sono il portoghese borboleta, il mandarino hu-tieh e il cantonese woo-deep, l'arabo farasha, il croato leptir, l'hawaiano pulelehua, l'indi titli, l'indonesiano kupu-kupu, il giapponese chou-chou, il vietnamita boum-boum, l'azteco papalotl, lo swahili kungu-urumu, lo zulu uvemvane, lo fijiano bebe, il malayalama (dialetto di Kerala, India meridionale) poompatta, che significa "insetto come un fiore".

Ovviamente i termini sono tantissimi, quanti le lingue che i differenti popoli parlano. In aggiunta ogni dialetto utilizza propri nomi, per esempio, nella sola regione dell'Emilia Romagna "farfalla" si può dire in almeno 7 modi diversi a seconda dell'area in cui ci si trova: farfàla, parpàia, parpaia, parpäia, parpàja, parpaja e sparpàja. Se è pur vero che nel mondo le farfalle vengono chiamate in mille modi diversi, ciascuna specie descritta ha un proprio nome scientifico, univoco a livello internazionale. Quando un entomologo identifica una farfalla non ancora descritta, infatti, gli spetta la scelta del nome. Non sempre si tratta di un compito facile. Lenneo e Fabricius, che nella seconda metà del 1700 furono i primi naturalisti a descrivere le specie di insetti, si trovarono di fronte a migliaia di animali ancora senza un nome scientifico.

Linneo fu quindi l'ideatore dell'attuale classificazione sistematica, che prende il nome di binomia, in quanto ad ogni specie vengono abbinati due nomi, uno che identifica il genere di appartenenza, l'altro la specie (es. Vanessa atalanta). La scelta dei nomi ricadde su alcune caratteristiche dell'insetto, come ad esempio sula sua ecologia (Pieris rapae, la cui pianta nutrice è la rapa), o in dedica a uno studioso o a persone importanti come re e regine. Vennero selezionati anche molti nomi dal mondo della mitologia. Gran parte delle specie descritte da Linneo e dagli autori successivi portano il nome di leggendari personaggi classici. Ecco un breve elenco di farfalle tropicali che hanno il nome di eroi greci: Graphium agamemnon (da Agamennone, il re per eccellenza, incaricato, nell'Iliade, del comando supremo dell'esercito acheo); Papilio ulysses (da Ulisse, l'eroe più famoso dell'antichità protagonista dell'odissea); Ornithoptera priamus (da Priamo, re di Troia durante la famosa guerra); Morpho menelaus (da Menelao, fratello di Agamennone e marito di Elena); Morpho helena (da Elena, moglie di Menelao, la donna per cui i Greci combatterono per dieci anni alle porte di Troia); Caligo idomeneus (da Idomeneo, re di Creta ed eroe di primo piano nella guerra di Troia).

Incisione inglese del 1896 dell'autore Wyman, che raffigura dall'alto Heliconius vesta, H. erato e H. sylvanus.

Anche i nomi di molte farfalle italiane riprendono la mitologia classica, eccone alcuni esempi: Iphiclides podalirius (da Podalirio, medico greco che partecipò alla guerra di Troia); Papilio machaon (da Macaone, fratello di Podalirio; anch'egli partecipò alla guerra di Troia); Parnassius apollo (da Apollo, dio del Sole); Inachis io (da Io, amante di Giove, che fu tramutata in vacca); Argynnis pandora (da Pandora, che aprì il celebre vaso donato da Giove, contenente tutti i mali del mondo); Hipparchia semele (da Semele, amante di Giove e madre di Bacco); Hyponephele lycaon (da Licaone, re di Arcadia, tramutato da Giove in volpe). Non solo i nomi delle specie ricordano gli eroi della mitologia, ma anche quelli delle categorie superiori, come generi e famiglie. Tra questi ricordiamo: Pieridae (da Pieridi, termine che i poeti latini usano per indicare alle Muse); Satyrinae (nome di una sottofamiglia, che proviene da Satiri, demoni della natura); Parides (termine che indica un genere, e proviene da Paride, colui che rapì Elena scatenando la guerra di Troia).

Qualche autore ha dato alle farfalle anche nomi con riferimenti religiosi, tra cui Papilio buddha e Papilio krishna, farfalle indiane, oppure Papilio zoroastres, farfalla africana. Altri ancora hanno scelto nomi di personaggi storici classici, come nel caso del Papilio hippocrates.

Riferimenti:
  • Rosa P. et al. 2003-2004. Le farfalle più belle del mondo. Alberto Peruzzo Editore SRL, Milano.
  • Peruzzo A. et al., 2007. La natura in 1000 forme e colori, vere farfalle da collezione. Alberto Peruzzo Editore & Geoworld Srl, Milano, 180 pp.
  • Immagini © Alberto Peruzzo Editore.

Non chiamatela farfalla! Breve dissertazione su una importante questione di nomenclatura ad uso comune

Non sapete quante volte mi è capitato di leggere e sentire persone che parlano di farfalle, dando per scontato che si tratta dei Lepidotteri nel loro insieme. Talvolta più nello specifico si parla di farfalle diurne e farfalle notturne, fornendo una utile divisione in due gruppi ben distinti. Tuttavia in questo post vorrei spiegarvi il motivo per cui tale terminologia, seppure comoda, risulta essere alquanto obsoleta e non molto corretta.

Amata phegea, una falena diurna.

Prima di entrare nel vivo della questione ritengo utile fare una citazione che può fornirci uno spunto orientativo molto interessante. Nel libro The Observer's Book of Larger Moths di R. L. E. Ford ci viene spiegata in una singola frase la suddivisione dei Lepidotteri. Cito testualmente: "Moths belong to the larger Order of Insects called Lepidoptera, and this order is divided into two divisions, Butterflies, or Rhopalocera, and Moths, or Heterocera", frase traducibile come segue: "Le falene appartengono al grande ordine di Insetti chiamati Lepidotteri, e questo ordine è diviso in due gruppi, farfalle, o Ropaloceri, e falene, o Eteroceri".

Sebbene in campo sistematico i gruppi Rhopalocera ed Heterocera siano considerati "di comodo", e la filogenesi dei Lepidotteri lo conferma, non si può trascurare la loro validità nell'uso comune e scientifico. Accettando questo fatto va detto che i due gruppi sono giustificati più che altro dalla differenza morfologica delle antenne per cui in parole povere, anzi poverissime, nei Ropaloceri sono clavate e negli Eteroceri appaiono diverse, cioè filiformi o pettinate.

Tenendo bene a mente questo dato, prendiamo in esame il periodo di attività di questi insetti. Spessevolte si parla di farfalle notturne, così come di farfalle diurne, o semplicemente di falene per le quali viene data per scontata la sola attività notturna. In realtà non esistono farfalle (cioè Ropaloceri) ad attività notturna, mentre esistono falene che volano solamente durante il giorno, proprio come le farfalle. Possiamo semplificare il discorso nel seguente modo:

Lepidoptera = Lepidotteri (Ropaloceri+Eteroceri)
Rhopalocera = Ropaloceri (farfalle)
Heterocera = Eteroceri (falene, sia notturne che diurne)
farfalle = Ropaloceri
falene = Eteroceri

Spero di non aver fatto la parte del "grammar-nazi", ma d'aver altresì fornito un valido spunto di riflessione sui termini più appropriati da utilizzare per definire le farfalle e le falene.

Le 10 farfalle più belle d'Italia

Nel caotico mondo della rete il format delle "Top 10" tira parecchio, attraendo come una calamita il così detto fenomeno dell'acchiappa click, altresì noto come click-baiting. Ciò è dovuto al fatto che molte persone sono evidentemente attirate dalle classifiche come i 10 posti da vedere prima di morire, oppure i 10 oggetti più strani mai inventati, e chi ne ha più ne metta! A tal proposito ho pensato bene di dare il mio contributo, con l'intento di far conoscere le più belle ed appariscenti ambasciatrici della nostra biodiversità. Premetto che io considero ogni specie bella ed unica a modo suo, e dovendo scegliere 10 specie su oltre 260 molte di esse, pur essendo decisamente appariscenti, sono rimaste fuori dalla classifica; il podalirio (I. podalirius) è un esempio.

10. Grande silvano (Limenitis populi)
Questa particolare specie è certamente grossa per la fauna italiana, con una apertura alare che più superare i 90 mm in alcune femmine. Il forte contrasto tra la pagina superiore ed inferiore delle ali la rendono inconfondibile. Sul lato superiore è visibile una elegante iridescenza blu, accompagnata da una serie di macchie arancioni e gialle. Vola da maggio a giugno con una sola generazione annuale.

Limenitis populi in posizione di riposo.

9. Morfeo (Heteropterus morpheus)
Se non avessi inserito un esperide in questo elenco sarei stato sicuramente tacciato di razzismo. Scherzi a parte la famiglia degli Esperidi in Europa, e tanto più in Italia, presenta generalmente specie piccole e poco appariscenti. Tale discorso non si applica a questa specie legata ad ambienti umidi, che è caratterizzata da vistose macchie tondeggianti sul lato inferiore delle ali posteriori. La si può osservare nei mesi estivi in ambienti umidi e di pianura.

Lato inferiore di H. morpheus.

8. Tecla del rovo (Callophrys rubi)
Se i Licenidi sono di norma piccoli come gli Esperidi, di contrasto, sono generalmente caratterizzati da colori brillanti che vanno dall'azzurro all'arancione, rispettivamente nei generi Polyommatus e Lycaena. Questa farfallina, assieme alla sua specie sorella C. avis, è l'unica ad avere ali completamente verdi; ciò le permette di mimetizzarsi efficacemente tra i cespugli dove è solita posarsi. Generalmente vola da marzo fino a giugno.

Tipico esemplare di C. rubi con la sua inconfondibile colorazione verde brillante.

7. Cleopatra (Gonepteryx cleopatra)
Le farfalle del genere Gonepteryx sono di solito le prime a fare la loro comparsa dopo la stagione invernale. Ciò è dovuto al fatto che svernano allo stadio di adulto quindi, con i primi tepori primaverili, iniziano la loro attività. I maschi di questa specie sono completamente gialli, con ampie macchie arancioni sulle ali anteriori; le femmine sono più pallide e meno vistose. Gli individui nascono a maggio e riescono a sopravvivere fino ad aprile dell'anno successivo.

Maschio di G. cleopatra.

6. Antiopa (Nymphalis antiopa)
Le vanesse sono per definizione farfalle molto belle, e mi pareva una esagerazione metterle tutte in questo elenco. La antiopa ha una colorazione talmente unica che la rende una delle specie più inconfondibili per la nostra fauna. Se il lato inferiore delle ali è prevalentemente bruno-scuro con un intricato motivo di linee nere, quello superiore risulta monocolore, eccezion fatta per una deliziosa serie di macchiette azzurre ed una banda marginale gialla su ciascuna ala. Anch'essa sverna allo stadio di adulto e la si può osservare in giugno e luglio.

Esemplare di N. antiopa.

5. Bellargo (Lysandra bellargus)
La differenza tra maschio e femmina in questa specie è così netta che possono sembrare addirittura due specie differenti. In entrambi i sessi il lato inferiore è molto simile, con un colore di fondo marroncino decorato con punti neri ed arancioni. Il lato superiore dei maschi è azzurro brillante, come una goccia di cielo, mentre le femmine sono di color bruno con macchiette submarginali arancioni. Non è difficile da osservare nei prati di campagna durante i mesi estivi.

Maschio di L. bellargus fotografato nelle campagne della Val Trebbia.

4. Macaone (Papilio machaon)
Con poca ombra di dubbio questa potrebbe essere la farfalla più famosa del mondo. Gli entomologi nel corso dei secoli ne hanno descritto una infinità di varietà e sottospecie. Sul suolo nazionale è presente praticamente ovunque, ed è molto caratteristica per le sue grandi dimensioni e per lo schema di colore giallo con trama di bande e linee nere. Sulle ali posteriori si osservano due macchie ocellari rosse e una serie di spolverature azzurre su fondo nero.

Esemplare di P. machaon.

3. Cassandra (Zerynthia cassandra)
Questa farfalla è endemica del nostro paese ed è strettamente legata agli ambienti prativi dove cresce la sua unica pianta nutrice: l'Aristolochia. Questi fattori la rendono una specie molto suscettibile ai cambiamenti ambientali. Il suo volo relativamente pigro unito a colori vistosi è giustificato dal fatto che si tratta di una specie velenosa, con colorazione di avvertimento per i predatori. La si può incontrare da fine marzo a inizio maggio a seconda del decorso stagionale. La specie appartiene alla famiglia dei Papilionidi, come il macaone.

Femmina di Z. cassandra posata su una foglia di Aristolochia.

2. Vanessa occhio di pavone (Inachis io)
Questa specie è ampiamente diffusa in Italia ed ha un colore estremamente caratteristico, unico nel suo genere. Una combinazione di rosso purpureo unito a disegni gialli, neri e azzurri crea uno schema molto vistoso, atto a spaventare eventuali predatori. Le macchie ocellari osservabili su ciascuna ala ricordano infatti degli occhi minacciosi. Il lato inferiore delle ali è totalmente diverso! Appare infatti grigio nerastro, con un intricato motivo a linee nere irregolari.

Esemplare di Inachis io.

1. Ninfa del corbezzolo (Charaxes jasius)
Questo è l'unico rappresentante europeo del genere Charaxes, tipico della regione Afrotropicale. La specie in questione è tipica di ambienti costieri, con radure cespugliose dove cresce il corbezzolo (Arbutus unedo), la principale pianta nutrice dei suoi bruchi. Ha un volo energico e una muscolatura possente, e i maschi tendono ad essere molto territoriali. Il lato inferiore delle ali è un mosaico di disegni chiari e scuri, con prevalenza di color nocciola. Le quattro code, due per ciascuna ala, rappresentano un carattere esclusivo rispetto alle altre farfalle della fauna italiana.

Charaxes jasius fotografato a Portofino.