Universo dei Lepidotteri #6 - Il bruco

Chi non ha mai visto un bruco attraversare un sentiero o cibarsi di qualche pianta? Queste creature, spesso pelose e spinose, non rappresentano altro che lo stadio di alimentazione e di crescita dei Lepidotteri.

Bruco di Papilio bianor in posizione di difesa, con l'osmeterio estroflesso.

Finita la fase di sviluppo dell'uovo, quando si avvicina il momento della schiusa, le piccole larve preparano un foro di uscita rosicchiando l'involucro con le proprie mascelle. Una volta aperto il varco, i bruchi di molte specie mangiano il loro stesso guscio e l'insolito pasto permette loro di ingerire minerali di importanza vitale o batteri simbionti, che li aiuteranno nella digestione della cellulosa. Da questo momento in poi l'alimentazione dei bruchi è basata esclusivamente sui vegetali, soprattutto foglie, anche se alcune specie possono nutrirsi di altre parti, come fiori o capsule dei semi. La dieta dei bruchi delle falene è più variata, perché alcune specie possono nutrirsi anche di legno secco, licheni, felci, muschi e soprattutto conifere, piante che i bruchi delle farfalle disdegnano.

Bruco di una falena sfinge africana, con il codino ben visibile sulla parte posteriore.

Il motivo per cui i bruchi fanno impressione a molte persone è perché hanno sempre un aspetto vermiforme cilindrico, anche se qualche specie presenta forme curiose: appiattite, fusiformi o tozze con le zampette nascoste sotto il corpo.

A chi li osserva con attenzione, non sfuggirà che il loro corpo è costituito da una testa e 13 segmenti, dei quali i primi 3 formano il torace, mentre i restanti compongono l'addome. Non hanno gli occhi composti delle farfalle adulte ma, di base, hanno sei occhi semplici (chiamati "stemmata") talvolta riuniti a gruppi di tre, quasi a formare due singoli occhi, che in alcune specie possono anche mancare. Davanti a questi vi sono due corte antenne provviste di recettori sensoriali, molto importanti nella scelta del cibo. Siccome i bruchi si nutrono di parti di piante, il loro apparato boccale si è sviluppato per mordere e triturare attraverso due potenti mandibole, mentre le mascelle tengono ferma la foglia o aiutano i bocconi a raggiungere la bocca.

Bruco della pavonia minore, Saturnia pavonia, intento a mangiare una foglia di pruno.

Vicino alla bocca ogni bruco possiede anche due filiere, che non sono presenti nell'adulto. Ogni filiera termina in una ghiandola salivare la quale produce un liquido che solidifica velocemente a contatto con l'aria (seta). I bruchi di molte farfalle filano con la seta un cuscinetto e, a volte, una specie di cintura di sicurezza che avrà il compito di assicurare la crisalide al supporto scelto per la metamorfosi; i bruchi delle falene, invece, costruiscono quasi sempre un bozzolo di seta, magari aiutandosi con le foglie.

Bruco di Cethosia cyane all'ultimo stadio.

Cethosia cyane prossimo alla trasformazione in crisalide.

Ad ogni segmento del torace si articola un paio di zampe molto piccole e semplici; queste zampe non servono per camminare (ad eccezione delle falene Geometridi), ma solo per afferrare le foglie quando i bruchi sono intenti a mangiare. Le zampe con cui essi si muovono, invece, si chiamano "false zampe" o "pseudozampe", e sono articolate sull'addome; sono soffici, carnose, e portano numerosi uncini microscopici che garantiscono una presa eccellente. Le zampe delle farfalle adulte derivano dalle zampe toraciche dei bruchi, mentre le pseudozampe scompaiono durante la metamorfosi.

Bruco della falena Acronicta alni al primo stadio di sviluppo.

Stesso bruco di Acronicta alni al terzo stadio.

La pelle dei bruchi, detta cuticola, è molle e possiede una elasticità limitata per cui, quando il bruco cresce di dimensioni, deve essere cambiata. Questa fase si chiama muta ed è un fenomeno che richiede all'incirca un paio di giorni (la velocità dipende dallo stadio di crescita e dalle condizioni climatiche). La fase di sviluppo tra una muta e l'altra è detto stadio o età, perciò la larva, appena esce dall'uovo, si trova al 1° stadio o alla 1° età. Di solito i bruchi attraversano 5 stadi, in alcuni casi la crescita ne prevede solo 3 o addirittura 8, e spesso cambiano colorazione di muta in muta. Dopo l'ultima stadio, il bruco è pronto per la metamorfosi e si trasforma in crisalide.

Bruchi della polissena, Zerynthia polyxena, mentre si nutrono di una Aristolochia. È evidente la differenza di colore fra l'ultima età ed una intermedia.



Riferimenti:
  • Panzetti. P., Peruzzo A., Pitton. L., Rosa P., Vercellini G., 2003-2004 - Le farfalle più belle del mondo - Alberto Peruzzo Editore SRL, Milano, 250 pp.
  • Peruzzo A., Pitton L., Vercellini G., 2007 - La natura in 1000 forme e colori, vere farfalle da collezione - Alberto Peruzzo Editore & Geoworld Srl, Milano, 180 pp.

Post Collegati

Subscribe via email

Like the post above? Please subscribe to the latest posts directly via email.

Nessun commento: