Fotografare gli esemplari, storia di un'apparecchiatura autocostruita

Le ultime due settimane hanno segnato un cambiamento radicale del modello di questo blog, tutto nome della cosiddetta responsività, requisito fondamentale per un sito internet che possa definirsi quanto meno professionale. Il ritmo delle pubblicazioni, di fatto, si è praticamente arrestato. Ad ogni modo non voglio dilungarmi su questo argomento, già sviscerato sulla pagina facebook.

Per inaugurare la versione 2.0 di Lepidopteravaria (pare che dire "due punto zero" sia sinonimo di modernità tecnologica), vi parlerò di una cosa che ha letteralmente rivoluzionato il mio metodo di fare fotografia, almeno per quanto riguarda l'ambito degli esemplari da collezione. Per dovere di cronaca vi confesso che non sono un fotografo professionista; da anni vado in giro con la compatta Canon PowerShor A3300 IS da 16 mega pixel, che utilizzo sia in casa che all'aperto.

Per i contenuti di questo blog, pubblici e quindi visibili a tutti, mi è parso più che giusto di dare un tocco di professionalità alle foto degli esemplari di farfalle, o eventualmente di falene, pubblicate nelle pagine o nei post. Così ho costruito una sorta di apparecchiatura fotografica, una "scatola di luce", utile a questo scopo.

L'apparecchiatura fotografica per esemplari.

Ma prima, guardate questa foto...

Esemplare maschio di Morpho aega.

avete notato che manca qualcosa? Tralasciamo per un'attimo la qualità delle foto. Sappiate che c'è un elemento che è stato volutamente rimosso, più che altro, per una questione estetica: l'ombra. Da che mondo è mondo, qualsiasi corpo colpito da una fonte di luce genera un'ombra, che si proietta su una superficie in forma più o meno intensa a seconda delle condizioni ambientali o della trasparenza del corpo stesso. Sulle pagine di un libro o su quelle di un sito web, sia che siano scientifiche o divulgative, l'ombra diventa qualcosa di assolutamente superfluo, o forse inutile, dato che è bene dare risalto al soggetto della foto, magari con uno sfondo omogeneo. Ciò garantisce una visione più "pulita".

Prima di disegnare un qualsiasi progetto e di pensare ai materiali do un'occhiata in rete per vedere se qualcuno ha già adottato soluzioni interessanti. Durante la ricerca penso ad alcuni requisiti minimi. Quindi, l'apparecchiatura dovrà:

- avere una luce di forma circolare, così da annullare l'effetto ombra su qualsiasi esemplare
- essere abbastanza grande da poter contenere esemplari di grandi dimensioni
- avere parti assemblabili e trasportabili in una valigetta
- garantire una certa robustezza, con un peso non eccessivo
- adattarsi a diversi tipi di macchine fotografiche e videocamere disponibili in commercio

Sul sito Insects of Iowa trovo la base da cui prendere spunto per un bel progetto. Nella pagina Photographing Methods l'autore, James Durbin, illustra ben 4 metodi che utilizza per fare le foto ai suoi esemplari. Viene mostrata e descritta una valigetta in legno con un circolina al neon fissata all'interno della stessa laddove, il soggetto, è fotografato su sfondo nero.

Avendo fissato alcuni requisiti ed in seguito visto un modello di setup già fatto, così viene chiamata in inglese tale apparecchiatura, posso iniziare a disegnare un progetto. Per fare ciò mi avvalgo del programma di disegno 3d che conosco meglio, ovvero Google SketchUp. Ne viene fuori un modello più che soddisfacente.

La prima versione del modello da un'idea dell'aspetto finale dell'apparecchiatura.

Dopo essermi procurato tutti i legni necessari, inizio con i tagli e con i fissaggi dei vari pezzi. La mia filosofia è quella di utilizzare le spine da legno, piuttosto che le viti.

Fasi iniziali della costruzione: un filo di colla vinilica è stato appena applicato al fondo.

Fasi finali della costruzione: circolina, starter e reattore sono tutti collegati. Mancano ancora i supporti e buona parte della struttura del tetto.

Il primo test avviene in un pomeriggio del 16 novembre 2016. Di primo impatto l'effetto è fantastico! La luce al neon fa il suo dovere, illumina l'esemplare senza generare ombre. Questo è l'effetto che cercavo e che ho ottenuto. La macchina fotografica si fissa ad un cavalletto estremamente semplice, costituito solamente da un listello di abete e un blocchetto di legno multistrato, saldamente fissati assieme grazie a colla e spine. L'esemplare poggia su due lenze tese e trattenute da piccoli piombini posti alle due estremità opposte dell'apparecchiatura.

Fotografando una grossa Thysania agrippina.

Risultato sul medesimo esemplare di T. agrippina.

I supporti triangolari di plexiglass (in parte visibili nelle due foto qui sopra) si rivelano più instabili di quanto avessi immaginato, quindi, per comprensibili ragioni di sicurezza, ne creo di nuovi, progettati appositamente per sostenere il tubo della circolina. Ciascun supporto è ricavato da una striscia di plexiglass piegata grazie ad una fonte di calore molto concentrato: nel caso specifico uso un comune saldatore da elettricista. Dato che guardare continuamente verso una fonte di luce così forte quale è quella generata da un neon da 40W, applico un deflettore di cartone bloccato grazie alle scanalature delle facciate.

Base improvvisata con saldatore utile a generare un calore estremamente concentrato.

Supporto in plexiglass modellato sulla base di un disegno in scala 1/1. Il cerchio nero rappresenta la sezione del tubo della circolina.

Secondo test con i nuovi supporti per la circolina.

Dopo svariati test è venuto il momento di costruire la valigetta. Tutto è stato pensato per essere pratico e semplice da montare e smontare (per quanto possibile), nonché comodo da trasportare, grazie ad una valigetta fatta su misura. Per costruirla utilizzo rettangoli di compensato fissati tra loro con legni leggeri di sezione quadrata. Per completare i lati larghi utilizzo invece piccoli listelli di abete provenienti dal solaio di un vecchio palazzo costruito oltre cento anni fa. Il cavalletto alla fine è stato riprogettato e sostituito con una versione regolabile in altezza grazie ad una barra filettata con manopola.

Costruzione della valigetta.

Valigetta quasi ultimata e con manico provvisorio.

Versione aggiornata con layers colorati in base al componente: fondo (arancione), facciate (giallo), rosso (binario) e blu (cavalletto).

Il nuovo cavalletto inaugurato con la PowerShot.

Test su farfalla del genere Caligo.

Lo stesso destino del cavalletto tocca anche alla circolina, sostituita da una ben più efficiente e leggera striscia di LED arrotolata a formare un anello.

Prova di accensione dell'anello luminoso a LED.

Test su esemplare di Aporia crataegi.

Vediamo come si monta e come funziona.

Prima di tutto c'è la base, avente fondo bianco, dove vi sono i supporti per la luce, nonché i fori guida per le facciate. Essa è composta da una cornice di legni fissati tra loro con angolo di 90°, a loro volta incollati su una base di compensato. Le facciate, in numero di 2, sono collegate tra loro da una lenza trattenuta da piccoli piombini; questi ultimi hanno la funzione di tenere tese le lenze quando le facciate sono bloccate sulla base. Ai lati opposti di ciascuna facciata troviamo delle scanalature numerate da 1 a 12. A far si che le due facciate restino diritte e stabili ci viene in aiuto il tetto, avente legni composti in modo da garantire un solido bloccaggio sul lato superiore delle facciate. Usando come riferimento le scanalature numerate si inserisce il binario. A quest'ultimo andrà assicurato il cavalletto verticale a scorrimento libero. Infine c'è l'elettronica di cui fa parte l'anello di LED e l'alimentatore.

Le parti che compongono l'apparecchiatura. Partendo da sinistra, in alto abbiamo: base, facciate, tetto, binario, cavalletto ed elettronica.

Iniziamo dalla base che va posizionata su di un piano, come può essere un tavolo o una scrivania. Su due lati opposti, rispettivamente A e B, sono presenti due fori circolari (questi serviranno come guida per fissare le facciate). La distanza dei fori, due per lato, non è la stessa in A e B, quindi la facciata A non potrà andare sul lato B, o vice versa.

Dettaglio del lato inferiore delle facciate, con spine da legno. È inoltre evidente una delle lenze con piombino all'estremità.

Inserimento di una facciata grazie al foro guida corrispondente sulla base.

Quando le due facciate sono in posizione le lenze rimangono perfettamente tese. Per completare il cubo basta inserire il tetto tenendo sempre conto dei lati giusti. In ogni caso, per evitare confusione, su ogni pezzo sono impresse chiaramente delle lettere nere in stampatello.

Lenza tesa.

Ogni lato ha la sua lettera di riferimento.

Inserimento del tetto sulle facciate.

Sul lato interno ed esterno di ciascuna facciata vi è una numerazione in ordine decrescente dall'alto verso il basso. Tale numerazione serviva da riferimento per poter fissare il binario ad una distanza prestabilita rispetto alle lenze. La numerazione è comunque diventata superflua dopo la sostituzione del cavalletto originale. Infatti l'attuale cavalletto, avente barra filettata con manopola all'estremità, può essere regolato a piacere a prescindere dall'altezza in cui si trova il binario. A quest'ultimo, in fine, assicuriamo il cavalletto. Il gioco è quasi fatto, se non che manca la parte elettronica. A tal proposito basta appoggiare l'anello di LED sugli appositi supporti di plexiglass ed in seguito collegare l'alimentatore.

Il binario (X) è fissato sulla scanalatura 12.

Cavalletto assicurato sul binario.

Le lenze hanno la funzione di garantire un buon appoggio per gli esemplari che possono essere messi sia a dorso che a rovescio.

Rovescio di Hipparchia semele.

Nel dicembre 2016 l'apparecchiatura ha avuto il suo battesimo nel trasporto su due ruote. In quel periodo, quando ho iniziato a raccogliere foto di esemplari in alta qualità, in occasione di una delle consuete giornate museali, mi sono attrezzato per trasportare tutto in bici (elettrica) da casa fino al Museo. Il viaggio da Sturla al Museo Doria è filato liscio come l'olio, sia all'andata che al ritorno.

Bici con carico eccezionale in Corso Italia.

L'apparecchiatura assemblata in Museo.

Papilio hospiton della collezione Grillo.

Non posso non citare e ringraziare sentitamente l'amico Lino Tirelli che, con grande disponibilità, mi ha lasciato usare i suoi macchinari professionali per il taglio e la lavorazione del legno. Inoltre ringrazio gli amici Enrico, Marco, Maria, Mauro e Roberto che hanno commentato positivamente l'idea, potendone vedere l'efficienza in prima persona.

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