Come si scrivono i nomi scientifici

In ambito scientifico esistono ben determinate regole volte ad uniformare certi criteri di scrittura, così da rendere universalmente chiara la lettura dei testi. Nello studio dei Lepidotteri, e non solo, si applica il Codice Internazionale di Nomenclatura Zoogeologica che stabilisce, attraverso numerosi articoli, le linee guida da seguire per tutti gli studiosi.

Pagina tratta da una monografia sui Noctuoidea, in cui il nome della specie è ben evidente.

Attualmente seguiamo il sistema di nomenclatura binomia introdotto da Linneo nel 1758, per cui ogni specie viene identificata attraverso un nome latino univoco in tutto il mondo. Così il comune satiro del faggio viene citato come segue:

Hipparchia fagi (Scopoli, 1763)

Il primo nome latino fa riferimento al genere, descritto da Fabricius nel 1807. Il secondo nome indica la specie, ed è anche conosciuto come epiteto specifico. Di tale specie vengono indicati, tra parentesi tonde, l'autore e l'anno di descrizione. Nel sistema di nomenclatura binomia l'autore del genere viene citato solamente nel caso in cui questo sia indicato da solo. Quindi in una frase potremmo dire che "Nel gruppo di farfalle del genere Hipparchia Fabricius, 1807 troviamo alcune interessanti specie, tra cui H. fagi (Scopoli, 1763) e H. aristaeus (Bonelli, 1826)".

Anche se non esiste concordanza tra autori, dovete sapere che l'uso delle parentesi è tutt'altro fuorché casuale. Vediamo altri nomi.

Papilio machaon Linnaeus, 1758

Il ben noto macaone, descritto da Linneo nel genere Papilio, e da allora non è stato mai spostato in altri generi. Quindi, quando la nomenclatura di una certa specie si presenta nella combinazione originale, il suo autore non va mai indicato tra parentesi. Oramai lo sappiamo molto bene; la sistematica è una scienza in continuo cambiamento, e le entità tassonomiche a livello di specie possono subire cambiamenti di genere. Di fatti il satiro del faggio è descritto originariamente come Papilio fagi da Scopoli, e solo successivamente Fabricius la colloca nell'attuale genere Hipparchia.

Acossus terebrus ([Denis & Schiffermüller], 1775)
Thumatha senex (Hübner, [1808])

Le parentesi quadre rivestono un non trascurabile ruolo nella nomenclatura dei lepidotteri. Spessevolte queste vengono omesse a favore di un certo principio di semplificazione che, tuttavia, ne trascura indubbiamente il significato. Sostanzialmente in entomologia le parentesi quadre si usano nel caso in cui una informazione viene ricavata da una fonte esterna all'autore originario. Nel 1775 due lepidotterologi austriaci, Michael Denis e Ignaz Schiffermüller, pubblicarono in forma anonima una monografia sui lepidotteri della regione viennese. Già all'epoca si sapeva che gli autori erano loro due, e questa informazione fu ricavata attraverso altre pubblicazioni. Lo stesso principio si applica anche all'anno di descrizione, qualora non sia presente nell'articolo originale.

Cryphia (Euthales) algae (Fabricius, 1775)

Quando necessario nella trascrizione del nome della specie, tra il genere e l'epiteto specifico, si include una ulteriore unità tassonomica, sempre racchiusa con parentesi tonde. Si tratta del sottogenere. Può capitare ad esempio che un genere come Shargacucullia, nella famiglia dei Noctuidae, venga declassato appunto a sottogenere all'interno del genere Cucullia. Come Cucullia (Cucullia) absinthii (Linnaeus, 1761) e Cucullia (Shargacucullia) verbasci (Linnaeus, 1758).

Per concludere nel discorso dei nomi scientifici dobbiamo sempre tenere bene a mente una regola fondamentale: le unità tassonomiche di genere, sottogenere e specie vanno scritte in corsivo (italic). Tra l'altro, cosa ancor più importante, il nome della specie va scritto sempre in minuscolo. Per particolari soluzioni editoriali questa soluzione può essere ignorata (titoli di post, eccetera...). Ad ogni modo è sempre preferibile seguire, laddove possibile, le regole del codice di nomenclatura zoologica.

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